Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica, autoimmune, che colpisce le articolazioni sinoviali, ovvero le articolazioni che uniscono tra di loro le ossa dotate di movimento (mano, gomito, ginocchio, anca), consumando le componenti ossee e cartilaginee. Ha un decorso progressivo e può portare alla comparsa di deformità articolari gravemente invalidanti.

In Italia viene stimata la cifra di almeno 350.000 persone affette da artrite reumatoide, con un rapporto di 3:1 per donne e uomini. L’inizio della malattia avviene a qualunque età, con maggior frequenza nella fascia 2550 anni.

Bisogna sottolineare che – benché grave e ad alta potenzialità invalidante – l’artrite reumatoide può essere trattata in modo efficace, a patto che venga diagnosticata precocemente e trattata tempestivamente e in modo appropriato.

 

Chi ne è affetto può ambire a una vita normale: lavorare, fare sport, avere una vita relazionale molto appagante. Le cause specifiche della malattia sono ancora ignote. Verosimilmente è collegata a un fattore scatenante esterno, che può essere un virus, il qualche in soggetti geneticamente predisposti per sviluppare la malattia, causa un’attivazione del sistema immunitario, responsabile a sua volta dello sviluppo di un processo infiammatorio – in una prima fase acuto – e successivamente cronico. Uno dei principali mediatori dell’infiammazione tipica della malattia è il Fattore di Necrosi Tumorale alfa (TNF-alfa): è una sostanza presente fisiologicamente nel nostro organismo. Da diversi anni sono presenti alcuni farmaci che curano la malattia, e che si sono dimostrati particolarmente efficaci per ridurre l’azione, bloccando il TNF-alfa.

Altri mediatori dell’infiammazione sono stati identificati; contro molti di essi si sono create molecole per inibire l’azione e quindi rallentare la malattia, fino a ottenerne la guarigione. Il presentarsi della malattia è estremamente variabile, avvenendo solitamente in maniera lenta e graduale, con sintomi aspecifici quali malessere generale, astenia, anoressia, febbre e infine dolori muscolari. A suddetti sintomi spesso si associano quelli articolari, costituiti principalmente da rigidità (specie mattutina, con difficoltà a compiere anche semplici movimenti), dolore e gonfiore articolare. Solitamente ne vengono colpite di più le articolazioni – in modo simmetrico – e le prime a venirne interessate sono più spesso quelle di polsi, mani e piedi.

La malattia ha un’evoluzione che può portare a deformità caratteristiche, soprattutto nelle mani, che assumono forma a colpo di vento, a gobba di cammello oppure a collo di cigno. Si possono riscontrare manifestazioni extraarticolari -piuttosto frequenti, come ad esempio complicanze a livello degli occhi, della cute (noduli, ulcere agli arti inferiori), dell’apparato respiratorio (pleurite) e di quello cardiovascolare (pericardite). Questo decorso è ormai più storia della medicina che realtà: la diagnosi, ma soprattutto il trattamento precoce impediscono che tali deformità si verifichino, così come succedeva in passato. Anche se i suoi sintomi sono abbastanza chiari, quasi il 25% dei malati richiede assistenza allo specialista reumatologo oramai quando la malattia è già in fase avanzata e il danno pienamente consolidato. Questo ritardo potrebbe causare danni permanenti alle ossa, cartilagini e altri tessuti. Intervenendo per tempo con le cure attuali è possibile controllare la progressione della malattia, prevenendone la comparsa degli effetti più gravi. Risulta quindi fondamentale una diagnosi precoce.

Curare l’artrite reumatoide significa agire su due fronti: il primo è il contrasto al dolore, spesso fortissimo; il secondo mira a impedire la progressione delle lesioni articolari. Per il primo obiettivo si utilizzano degli antidolorifici, gli antinfiammatori non cortisonici tradizionali (Fans), quelli di ultima generazione (Coxib) e il cortisone. In modo da evitare la progressione delle lesioni articolari, nella terapia dell’artrite reumatoide vengono usati dei farmaci in grado di inibire la reazione autoimmune, agendo sui vari livelli del processo infiammatorio. Le sostanze utilizzate per questo obiettivo sono chiamate farmaci di fondo o DMARD (Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs – farmaci antireumatici in grado di alterare il decorso della malattia). In questa categoria rientrano l’idrossiclorochina, il metotrexate, la ciclosporina, la leflunomide, la mesalazina.

I farmaci che hanno cambiato in maniera radicale la terapia sono però i cosiddetti biologici, meglio ancora denominati biotecnologici. Il termine biologici spesso crea confusione al malato, perché fa pensare in prima battuta a dei farmaci naturali, derivati dalle piante o dai pollini; si tratta invece esattamente del contrario: sono agenti farmacologici ottenuti con specifiche tecniche di bioingegneria, e non per sintesi chimica, capaci di modificare la risposta dell’organismo. Possono essere somministrati o per via sottocutanea o per via infusionale (endovena). I primi farmaci biologici utilizzati sono quelli anti-TNF, cioè in grado di inibire la liberazione del Tumor Necrosis Factor, che risulta essere uno dei fattori cardine del processo infiammatorio cronico caratterizzante, appunto, la malattia. I farmaci anti-TNF ormai in uso sono: adalimumab, etanercept, infliximab, certolizumab, golimumab. Esistono altri farmaci biologici (che agiscono su altri mediatori dell’infiammazione) capaci di contrastare l’evoluzione dell’artrite reumatoide; essi sono: abatacept, anakinra, rituximab e tocilizumab.

Nonostante l’ampia disponibilità di farmaci, l’industria farmaceutica sta mettendo a disposizione ancora nuove molecole. Saranno presto disponibili le nuove piccole molecole, tofacitinib e baricitinib; questo è un bene perché, nonostante i farmaci biologici siano efficaci e ben tollerati, esiste sempre una percentuale di pazienti che non rispondono ad essi o ad essi siano intolleranti. Poiché i farmaci biologici sono in grado di abbassare le difese immunitarie, il paziente rischia di andare incontro a infezioni e – quindi – deve essere tenuto sotto controllo.

Raramente un solo farmaco è sufficiente, quindi solitamente bisogna ricorrere ad alcune strategie terapeutiche che prevedono l’impiego di più farmaci, tra i quali è presente il cortisone. Il trattamento dell’artrite reumatoide, soprattutto con l’impiego dei farmaci biologici, deve essere effettuato da personale esperto operante presso centri altamente specializzati e accreditati.